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Caos Sinner-Alcaraz, mettono nei guai l’ATP: si mette male adesso

Jannik Sinner in campoJannik Sinner ed Alcaraz mettono nei guai l'ATP (Foto IG @janniksin - campionatistudenteschi.it)

Sinner e Alcaraz mettono nei guai l’ATP, le dichiarazioni sono sconcertanti di quelle che costringono a pensare.

Nel tennis di oggi c’è una sensazione che serpeggia silenziosa, quasi sottotraccia, ma che ormai è impossibile ignorare. Non riguarda un torneo specifico, né una singola partita persa male, però ha a che fare con qualcosa di molto più profondo. Infatti, quando due giocatori arrivano a occupare stabilmente il vertice del ranking e, soprattutto, dell’immaginario collettivo, tutto il resto del movimento è costretto ad adeguarsi.

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, numeri due e uno del mondo, non sono più soltanto i campioni da battere, ma il parametro assoluto con cui tutti gli altri devono confrontarsi, volenti o nolenti. Questo dominio tecnico e mentale, senza ombra di dubbio, sta producendo effetti che vanno oltre il semplice risultato sul campo. Perché se da una parte lo spettacolo ne beneficia, dall’altra cresce una sorta di frustrazione diffusa tra chi sta subito dietro.

Guai per l’ATP: colpa di Sinner e Alcaraz

Non si parla di mancanza di talento, anzi, il circuito è pieno di giocatori fortissimi, preparati, completi. Però il problema è un altro: la percezione, sempre più radicata, che il traguardo massimo sia diventato quasi irraggiungibile.

A rompere il silenzio, dicendo ad alta voce quello che in molti pensano ma pochi osano ammettere, è stato Alexander Bublik. Il kazako, personaggio fuori dagli schemi e mai banale, ha raccontato con una sincerità disarmante il clima che si respira negli spogliatoi. Parlando con Sam Querrey, Bublik ha spiegato come tra i giocatori che gravitano appena sotto i fenomeni non esista più nemmeno la retorica del sogno Slam. “Non ho mai sentito nessuno di noi ‘altri’ dire davvero: voglio vincere uno Slam”, ha detto, lasciando cadere la frase come un macigno.

Sinner con Alcaraz

Sinner e Alcaraz infrangono i sogni degli altri atleti (Foto IG @janniksin – campionatistudenteschi.it)

Secondo Bublik, infatti, nemmeno il “forse posso farcela” trova spazio nelle conversazioni tra colleghi. L’idea dominante è un’altra, molto più cruda e realistica: provare ad arrivare il più vicino possibile, sapendo però che prima o poi si andrà a sbattere contro uno di quei due. Sinner o Alcaraz, poco cambia. Ed è proprio questa consapevolezza, ha aggiunto il kazako, la parte più dura da digerire. Non tanto perdere, perché perdere fa parte del gioco, ma farlo con la sensazione di un copione già scritto.

In questo senso, Sinner e Alcaraz mettono nei guai tutta l’ATP, non per colpa loro ovviamente, ma per l’impatto sistemico che hanno. Ogni torneo sembra iniziare con una domanda non detta: chi dei due arriverà in fondo? E se uno dei due cade, l’attenzione si sposta subito sull’altro. Questo schiaccia il resto del gruppo in una zona grigia, dove il successo massimo appare sempre rinviato.

Bublik si è poi divertito a immaginare uno scenario quasi distopico, ma affascinante. Fuori Djokovic, fuori Alcaraz, fuori Sinner. In quel caso, ha detto, si scatenerebbe il caos più totale. Una follia vera, perché improvvisamente vincere diventerebbe possibile per tutti. Non più un’utopia, ma una chance concreta. E proprio lì nascerebbe una pressione enorme, perché senza i “mostri” a fare da scudo, ogni partita peserebbe il doppio.

È un sogno o un incubo? Dipende dai punti di vista. Di certo, però, le parole di Bublik fotografano un’ATP spaccata in due: da una parte due giovani campioni che riscrivono i limiti del gioco, dall’altra un gruppo di inseguitori che, pur allenandosi al massimo, sente di partire sempre un passo indietro. Sinner e Alcaraz, senza ombra di dubbio, non stanno solo vincendo partite. Stanno ridefinendo le ambizioni, le paure e forse anche il futuro mentale del tennis maschile.

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