Quando Donnarumma è approdato in Inghilterra è stato accolto come un re, ma per lui non mancano momenti duri: la doccia fredda è arrivata da Guardiola
L’approdo di Gianluigi Donnarumma al Manchester City ha rappresentato molto più di un semplice cambio di maglia. Dopo l’addio burrascoso al Paris Saint-Germain, consumato in un clima diventato via via meno sostenibile, l’ex portiere del Milan ha trovato a Manchester un ambiente radicalmente diverso. Più protettivo, più coerente con la sua personalità, ma soprattutto più funzionale alle sue caratteristiche tecniche. Fin dai primi mesi, Donnarumma ha instaurato un rapporto solido con lo spogliatoio e con i tifosi, che ne hanno apprezzato non solo le parate, ma anche il temperamento e la disponibilità a mettersi al servizio della squadra. Non sono mancate, è vero, alcune uscite nervose nelle ultime gare di Premier League, piccoli segnali di tensione in un campionato che non concede pause e che sottopone i portieri a una pressione costante, anche quando la squadra domina il possesso.
Ma ridurre il momento di Donnarumma a questi episodi sarebbe fuorviante. Il suo talento resta fuori discussione, così come la sua capacità di incidere nelle partite chiave. E questo lo sanno anche coloro che, a Parigi, hanno scelto di cambiare strada. Persino Luis Enrique, che ha avallato la separazione dal portiere italiano puntando su Lucas Chevalier, è consapevole della distanza tecnica che separa i due profili. La scelta del PSG è stata più strategica che qualitativa, legata a un’idea di gioco e di gestione del gruppo che a Manchester, invece, sembra calzare a pennello su Donnarumma. C’è però un dettaglio, emerso nelle ultime ore, che racconta bene come anche nel contesto ideale esistano margini di miglioramento. Un dettaglio che arriva direttamente dalla panchina più esigente d’Europa.
Donnarumma, senti Guardiola: “Non ha il lancio lungo di Ederson”
Quel dettaglio lo ha messo a fuoco Pep Guardiola, soffermandosi pubblicamente sulla crescita di Donnarumma nella costruzione dal basso. Il tecnico del Manchester City ha sottolineato come il portiere italiano sia “molto più bravo con i piedi di quanto si pensi”, elogiandone lucidità, primo controllo e capacità decisionale sotto pressione. Un riconoscimento importante, soprattutto in un sistema in cui il portiere è il primo regista. Allo stesso tempo, Guardiola ha tracciato una linea di confine netta, quasi inevitabile: il lancio lungo di Donnarumma non è paragonabile a quello di Ederson. Una constatazione più che una critica, visto che lo stesso allenatore ha ammesso come quel tipo di giocata non appartenga praticamente a nessun altro portiere al mondo. È qui che, simbolicamente, Donnarumma viene “declassato”: non per carenze reali, ma per il confronto con un unicum.

Donnarumma, senti Guardiola: “Non ha il lancio lungo di Ederson” – campionatistudentechi.it (screen Youtube)
I numeri aiutano a contestualizzare. In questa stagione Donnarumma ha collezionato 23 presenze complessive, mantenendo 10 clean sheet e una media di meno di un gol subito a partita. La percentuale di parate supera il 70%, mentre la precisione nei passaggi si attesta attorno al 75–78%, dato significativo per un portiere chiamato a partecipare attivamente alla manovra. In Champions League, ha già fatto registrare 2 clean sheet nelle gare disputate, confermando affidabilità anche sul palcoscenico europeo.
Donnarumma non è Ederson, e non lo sarà mai per tipologia. Ma nel Manchester City sta dimostrando di poter essere qualcosa di diverso e altrettanto prezioso. Guardiola lo sa, lo apprezza e lo utilizza. E in un sistema così esigente, questo vale più di qualsiasi paragone.
Batosta Donnarumma, altro che numero 1: Guardiola spietato - campionatistudenteschi.it (screen Youtube)






