Il boccone è stato molto amaro per Jannik Sinner, ma la sconfitta contro Djokovic non è l’unica tegola. L’azzurro riceve una duplice umiliazione.
Il silenzio della Rod Laver Arena, rotto solo dall’urlo primordiale di un Novak Djokovic che a 38 anni riscrive le leggi della biologia, segna la fine di un piccolo ciclo per il tennis italiano. Jannik Sinner, il campione in carica e l’uomo capace di battere il serbo per cinque volte consecutive, si è arreso in una semifinale che sa di passaggio di consegne al contrario. Quella che doveva essere la consacrazione del “triplete” australiano per l’azzurro si è trasformata in una serata di paradossi statistici e brucianti rimpianti. Sinner ha lasciato il campo avendo vinto più punti complessivi (152 contro 140) e avendo scagliato ben 24 ace, eppure il tabellone ha premiato il cinismo dell’eterno Nole con un 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4 che non ammette repliche.
Mentre l’Italia metabolizza la caduta del suo re, l’altra metà del tabellone ha partorito una maratona di oltre cinque ore che ha visto Carlos Alcaraz piegare Alexander Zverev in un clima di tensione elettrica, tra crampi sospetti e feroci polemiche arbitrali. Nello sport di vertice vige una legge spietata: non vince chi produce di più, ma chi sbaglia meno nei momenti di massima pressione. La semifinale tra Sinner e Djokovic ne è stata l’applicazione più cruda. L’azzurro ha avuto a disposizione ben 18 palle break, riuscendo a convertirne soltanto due; un dato che, a questi livelli, equivale a una condanna a morte sportiva.
Dall’altra parte, Alcaraz ha dovuto fare i conti con la legge del Medical Timeout: sul 4-4 del terzo set, lo spagnolo ha richiesto l’intervento del fisioterapista per un problema alla coscia che Zverev ha pubblicamente bollato come semplici crampi (per i quali il regolamento vieta l’interruzione). La furia del tedesco, esplosa in un alterco con il giudice di sedia, ha inquinato una sfida epica di 5 ore e 27 minuti, vinta da Carlitos solo dopo aver recuperato da uno svantaggio di 3-5 nel quinto set, infilando quattro game consecutivi proprio quando sembrava ormai a corto di ossigeno.
Umiliazione Sinner, Alcaraz potrebbe entrare nella storia: record assoluto
Il collegamento tra queste due semifinali tratteggia un quadro cupo per Sinner. Per l’azzurro si tratta di una doppia umiliazione: non solo ha perso la corona di Melbourne dopo aver dominato per larghi tratti il match, ma ora è costretto a osservare da spettatore la possibile scalata del suo più grande rivale verso la storia. Se oggi Alcaraz dovesse battere Djokovic, centrerebbe il record più prestigioso dell’era moderna: diventare il tennista più giovane della storia a completare il Career Grand Slam, ovvero la vittoria di tutti e quattro i major (AO, Roland Garros, Wimbledon e US Open). Un traguardo che lo spagnolo raggiungerebbe a soli 22 anni, bruciando le tappe percorse da leggende come Nadal, Federer e lo stesso Djokovic.

Umiliazione Sinner, Alcaraz potrebbe entrare nella storia: record assoluto – campionatistudenteschi.it (foto: profilo X Alcaraz)
Nella pratica, i fatti di oggi ridimensionano le certezze del team Sinner. Nonostante i 24 ace e una prima di servizio sopra l’80%, Jannik è apparso psicologicamente contratto nel decimo gioco del quinto set, permettendo a Djokovic di chiudere al terzo match point. Contemporaneamente, Alcaraz ha dimostrato una resilienza fisica che rasenta il miracoloso, riprendendo a correre a pieno regime nel finale di match contro Zverev dopo aver finto – secondo il tedesco – un infortunio debilitante. Mentre Djokovic si prepara alla sua 38ª finale Slam con l’orgoglio del “vecchietto” che non vuole abdicare, Sinner torna in Italia con la consapevolezza che il suo cammino verso l’Olimpo passa ora obbligatoriamente per la terra rossa di Parigi.
Sinner, oltre al danno la beffa: duplice umiliazione all'Australian Open - campionatistudenteschi.it (foto: profilo X Sinner)






