A Melbourne è accaduto qualcosa di inaspettato, soprattutto per un ragazzo diligente come Sinner. L’azzurro è stato becca in qualcosa di illegale.
Il cemento di Melbourne continua a parlare italiano, ma la voce grossa è sempre quella di Jannik Sinner. Agli Australian Open 2026, il numero due del mondo ha superato l’ostacolo del quarto turno domando il connazionale Luciano Darderi con il punteggio di 6-1, 6-3, 7-6. Una vittoria che conferma la dittatura sportiva di Jannik nei derby: con questo successo, il suo record contro i connazionali nel circuito maggiore sale a un incredibile 18-0. La partita ha mostrato due volti: un dominio assoluto dell’altoatesino nei primi due set, dove la velocità di palla e la precisione chirurgica al servizio hanno lasciato poco spazio alle velleità di Darderi, e un terzo set decisamente più combattuto. Il giovane talento italo-argentino ha mostrato il carattere che lo ha portato tra i migliori al mondo, costringendo Sinner a un tie-break teso, vinto poi dall’azzurro per 7 punti a 2 grazie a una sequenza finale da campione vero.
Ora l’asticella si alza. Oggi, Sinner affronterà nei quarti di finale lo statunitense Ben Shelton (numero 8 del seeding), in quello che sta diventando un classico del tennis moderno. Sarà il loro nono scontro, una sfida che promette scintille tra la potenza esplosiva dell’americano e la solidità d’acciaio dell’azzurro. Tuttavia, il match contro Darderi non passerà alla storia solo per il risultato sportivo. Prima ancora che venisse colpita la prima palla, Sinner ha commesso qualcosa di “illegale” per il rigido regolamento dei tornei dello Slam. Durante il sorteggio a inizio match, l’arbitro Greg Allensworth ha notato un rigonfiamento sospetto sotto il polsino di Jannik, chiedendogli di mostrare cosa stesse nascondendo.
Il “caso” Whoop: la tecnologia bandita che divide il tennis: Sinner pizzicato dall’arbitro
L’oggetto della discordia è il braccialetto Whoop, un tracker biometrico di ultima generazione capace di monitorare in tempo reale frequenza cardiaca, livelli di stress e capacità di recupero dell’atleta. Nonostante sia un dispositivo approvato dall’ITF e ampiamente utilizzato nel circuito ATP e WTA, i tornei del Grande Slam mantengono una posizione di chiusura totale. Sinner è stato costretto a rimuovere il dispositivo immediatamente, pena l’impossibilità di iniziare l’incontro. Non è stato l’unico: nei giorni precedenti, anche Carlos Alcaraz e Aryna Sabalenka erano stati “pizzicati” e obbligati a liberarsi del tracker prima di scendere in campo. Il divieto nasce dal timore delle autorità tennistiche (ITF e Tennis Australia) che la trasmissione di dati biometrici in tempo reale possa trasformarsi in una forma di “coaching tecnologico”.

Il “caso” Whoop: la tecnologia bandita che divide il tennis: Sinner pizzicato dall’arbitro – campionatistudenteschi.it (screen Youtube Sinner Channel)
Se l’angolo del giocatore ricevesse dati immediati sui livelli di fatica o stress cardiaco del proprio atleta, potrebbe suggerire cambi tattici o pause strategiche, alterando l’equità competitiva del match. Il fondatore di Whoop, Will Ahmed, ha sollevato un polverone sui social dichiarando che “i dati non sono steroidi” e che impedire agli atleti di monitorare la propria salute è un atto anacronistico. Sinner, nel post-partita, ha cercato di minimizzare: “Volevamo solo raccogliere dati da analizzare dopo il match, non durante. Mi è stato chiesto di toglierlo e l’ho fatto, nessun problema”. Resta però il tema di un tennis che, nel 2026, fatica ancora a conciliare la purezza della sfida psicofisica “uomo contro uomo” con l’inarrestabile avanzata della tecnologia wearable.
Sinner beccato, colto in flagrante a Melbourne: è illegale - campionatistudenteschi.it (screen YouTube Indian Wells)






