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Follia Sinner, il retroscena è impressionante: spogliatoio distrutto

Jannik SinnerFollia Sinner, il retroscena è impressionante: spogliatoio distrutto - campionatistudenteschi.it (screen Youtube)

Non siamo certo abituati a vedere un Sinner sopra le righe, eppure il retroscena appena emerso è impressionante: sarebbe potuta andare molto peggio.

Tra pochi giorni Jannik Sinner tornerà al centro della scena internazionale con l’esibizione in Corea contro Carlos Alcaraz, un appuntamento che va oltre il semplice spettacolo e che certifica, ancora una volta, come il tennis mondiale abbia ormai individuato in loro due l’asse portante della nuova era. Il 2026, per l’altoatesino, si apre sotto il segno della responsabilità: aspettative altissime, una rivalità che detta il ritmo del circuito e la necessità di trasformare la continuità in dominio. Il percorso di Sinner è stato spesso analizzato attraverso i risultati, ma la sua cifra più riconoscibile resta il carattere. Pochi gesti plateali, nessuna concessione all’eccesso, un controllo emotivo che lo rende quasi impermeabile al caos che circonda i grandi campioni.

In campo come fuori, l’azzurro sembra muoversi secondo coordinate precise, senza deviazioni inutili. Anche nei momenti più duri, quando il peso mediatico si fa opprimente, la sua reazione non passa mai per lo sfogo pubblico. Non è un atteggiamento costruito, né una strategia di comunicazione. È una forma mentis che accompagna Sinner fin dagli esordi e che oggi, alla vigilia di una stagione potenzialmente decisiva, diventa un elemento chiave. Il 2026 può rappresentare l’anno della definitiva consacrazione, ma anche quello in cui la pressione rischia di presentare il conto. Ed è proprio nei dettagli, nei comportamenti lontani dai riflettori, che si misura la statura di un atleta. Un episodio avvenuto la scorsa primavera al Roland Garros racconta più di molte analisi tecniche chi sia davvero Sinner.

Sinner e quella volta al Roland Garros, Bartoli: “Non so come abbia fatto”

A dare una misura ancora più precisa del profilo umano di Jannik Sinner è il racconto di Marion Bartoli, che ha svelato un retroscena rimasto lontano dai riflettori dopo la finale del Roland Garros dello scorso anno, persa dall’azzurro contro Carlos Alcaraz dopo quasi cinque ore di battaglia e tre match point mancati nel quarto set. Bartoli ha raccontato di essere rimasta sorpresa – quasi spiazzata – dalla reazione di Sinner immediatamente dopo la sconfitta. Si è sforzato di alzarsi, è venuto verso di me e io ho pensato: ‘Ma sta venendo davvero verso di me?’ – ha dichiarato la tennista. Un gesto tutt’altro che scontato, considerando il contesto emotivo di una finale Slam persa sul filo. La francese ha poi aggiunto un dettaglio che rende l’episodio ancora più significativo: “Si è avvicinato e mi ha detto: ‘Oh cavolo! È stato davvero bello con le tue interviste in questi 15 giorni. Non vedo l’ora di vederti a Wimbledon’”.

Jannik Sinner

Sinner e quella volta al Roland Garros, Bartoli: “Non so come abbia fatto” – campionatistudenteschi.it (screen Youtube)

Parole che hanno colpito profondamente chi le ha ricevute. Bartoli non ha nascosto il proprio stupore nel confrontare quella reazione con ciò che avrebbe fatto chiunque : “Io sarei andata a distruggere tutto nello spogliatoio. Dopo quasi sei ore di gioco, aver perso una finale del Grande Slam in casa con tre match point… di certo non mi sarei alzata per andare a salutare qualcuno della televisione”. Nel racconto emerge un tratto distintivo di Sinner: la capacità di restare lucido, presente e rispettoso anche nel momento di massima delusione sportiva. Non una posa costruita, ma un riflesso naturale di un modo di vivere il tennis – e la vita – che rifugge l’eccesso e non cerca scorciatoie emotive. È anche da episodi come questo che si spiega perché l’azzurro venga considerato un campione “anomalo”, capace di assorbire le sconfitte senza rumore e di trasformarle in carburante silenzioso.

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