Il dibattito sul più grande di sempre nel tennis non si chiude mai e ora torna con parole che fanno discutere.
Non si parla solo di numeri, ma di eredità, di stile, di ciò che resta quando le vittorie finiscono negli archivi. A riaccendere la discussione è stato Ivan Ljubicic, ex allenatore di Roger Federer, intervenuto nel podcast di Greg Rusedski. E le sue parole non sono passate inosservate.
Numeri contro impatto
Il punto di partenza è chiaro. Novak Djokovic ha vinto più partite e più Slam di tutti. I dati sono lì, consultabili, difficili da contestare. Ma Ljubicic invita a guardare oltre. Secondo lui, l’impatto di Roger Federer sul gioco è stato enorme. E in momenti diversi lo è stato anche quello di Rafa Nadal.
Non è una classifica alternativa, non è una provocazione fine a se stessa. È un modo diverso di leggere la storia del tennis. Perché essere il migliore di sempre non significa solo accumulare trofei. Significa cambiare qualcosa, lasciare un segno che va oltre le statistiche.
Il peso di Federer
Federer non è stato solo un campione. È stato un punto di svolta estetico e tecnico. Il suo modo di stare in campo, la leggerezza apparente dei colpi, l’eleganza nei movimenti hanno avvicinato al tennis milioni di persone. Non solo appassionati storici, ma anche famiglie, ragazzi, spettatori occasionali.
Ljubicic lo dice senza giri di parole: in termini di impatto sul gioco, per lui Federer ha inciso in modo considerevole. Ha ridefinito l’idea stessa di completezza tecnica. Ha reso il tennis uno spettacolo globale in un’epoca in cui i social e la televisione amplificavano ogni gesto.
L’energia di Nadal
Se Federer ha rappresentato l’eleganza, Nadal ha incarnato l’intensità. La sua forza mentale, la capacità di resistere negli scambi più duri, la determinazione quasi ostinata hanno cambiato la percezione della fatica nel tennis moderno. Soprattutto sulla terra battuta, ha imposto un modello che ha costretto tutti ad alzare il livello.
Il suo impatto non è stato solo tecnico, ma emotivo. Ha portato in campo una carica che ha coinvolto anche chi non era esperto. Le sue partite sono diventate appuntamenti collettivi, seguiti in casa come grandi eventi sportivi.
Djokovic e la freddezza dei numeri
Questo non significa sminuire Djokovic. I suoi risultati parlano da soli. È il più vincente della storia, almeno finora. Ha superato record che sembravano intoccabili. Ma il punto sollevato da Ljubicic è un altro: l’impatto culturale e simbolico può essere diverso dal primato statistico.
La domanda resta aperta. Cosa conta di più? Il numero di Slam o l’impronta lasciata nel modo di giocare e di vivere il tennis? Ogni tifoso ha la sua risposta. E forse è proprio questo il segno della grandezza del Big-3: tre campioni diversi, tre modi opposti di dominare lo stesso sport, un confronto che continuerà anche quando le loro carriere saranno solo ricordi e numeri nei libri di storia.
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