A Melbourne il torneo è andato come molti si aspettavano, con la top 4 che si è ritrovata alle fasi finali. Tuttavia una catastrofe ha coinvolto Sinner.
Jannik Sinner continua a marciare come un rullo compressore sui campi di Melbourne Park. Il suo percorso agli Australian Open stava confermando, al netto della sconfitta con Djokovic, che l’azzurro è entrato in una dimensione di dominio tennistico raramente vista nell’ultimo ventennio. La sua capacità di gestire i momenti di pressione e di innalzare il livello del proprio gioco nei turni decisivi ha lasciato a bocca aperta il pubblico australiano, consolidando la sua posizione di uomo da battere. Eppure, nonostante una superiorità tecnica e atletica evidente, il cammino di Sinner non è rimasto immune dalle polemiche, nate paradossalmente lontano dai campi di gioco.
Recentemente, dalla Spagna sono piovute accuse pesanti che hanno tentato di scalfire l’immagine di integrità dell’altoatesino. Alcuni media iberici, forse nel tentativo di proteggere il trono di Carlos Alcaraz, hanno tacciato Sinner di fare “sceneggiate” in campo, riferendosi a una presunta teatralità nel gestire piccoli fastidi fisici o momenti di stanchezza. Accuse che, tuttavia, si scontrano con il muro di cemento dei fatti: Sinner non risponde a parole, ma con risultati straordinari che rasentano la perfezione statistica. A farne le spese, con una puntualità quasi crudele, è stato ancora una volta Ben Shelton.
Il giovane talento americano, nonostante un servizio che viaggia a velocità siderali, sembra essere diventato la vittima sacrificale preferita dell’azzurro. In ogni scontro diretto, Shelton si scontra con una versione di Sinner capace di disinnescare la sua esuberanza fisica, trasformando le ambizioni dello statunitense in una serie di frustranti errori gratuiti.
Sinner è l’incubo di Shelton, Puppo: “La cosa peggiore per lui”
Dario Puppo, nel suo intervento per OA Sport, ha analizzato con estrema precisione l’evoluzione tattica di Jannik, definendolo un giocatore che è stato “costretto a fare il chimico da Shanghai in poi”. Questa metamorfosi lo ha reso un computer capace di analizzare ogni variabile del match, a differenza di un Carlos Alcaraz che opera in modo diverso: “quando Alcaraz si pone un obiettivo è diverso”. Entrando nel merito del confronto con il giovane americano, Puppo è stato tranciante, spiegando perché per lo statunitense l’incrocio con il numero uno del mondo sia diventato un vicolo cieco psicologico e tecnico: “Con Shelton qualunque sia il momento della partita lui è tranquillo. Shelton, al di là delle questioni tecniche, non è così tanto giocatore dal punto di vista di scelte e aver capito come giocare la partita con uno come Sinner. Con Alcaraz magari se la gioca diversamente, ma con Sinner non ce n’è, giocare con lui è la cosa peggiore che gli possa succedere.”

Sinner è l’incubo di Shelton, Puppo: “La cosa peggiore per lui” – campionatistudenteschi.it (fot: profilo X Sinner)
Secondo Puppo, il limite di Shelton risiede nella mancanza di maturità nelle letture tattiche. Mentre contro Alcaraz l’esuberanza dell’americano può trovare varchi tra le pause dello spagnolo, contro la solidità di Jannik ogni tentativo di ribellione viene soffocato sul nascere. Sinner toglie il tempo, toglie il respiro e, soprattutto, toglie certezze: una vera catastrofe per Ben. La “tranquillità” di Jannik, citata da Puppo, è l’arma che più spaventa i rivali, perché si ha la sensazione che, a prescindere dal punteggio, il “chimico” di Sesto Pusteria abbia già in mano la formula per risolvere l’equazione del match. Per Shelton, Melbourne 2026 è stata l’ennesima conferma.
Catastrofe Sinner, peggio di così non si può: cala il gelo a Melbourne - campionatistudenteschi.it (foto: Canale Youtube Sinner)






