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Lombardia, parte la rete regionale per seguire gli atleti dall’infortunio al rientro in campo

esame medicoEsame medico sportivo - Campionatistudenteschi.it

In Lombardia cambia il modo in cui vengono seguiti gli sportivi agonisti quando si fanno male o hanno bisogno di controlli specialistici.

Non più visite scollegate tra loro, attese diverse da provincia a provincia, percorsi che si interrompono a metà. Nel 2026 entrerà nel vivo una rete regionale sperimentale di medicina e patologia dello sport che punta a mettere ordine in un sistema finora frammentato.

L’idea è semplice: quando un atleta si infortuna, la diagnosi, l’intervento e la riabilitazione devono far parte di un unico percorso, coordinato. Senza rimbalzi tra strutture e senza differenze troppo marcate tra territori. Per chi pratica sport a livello agonistico, anche un mese perso può cambiare una stagione. E spesso non è solo una questione di classifica, ma di salute nel lungo periodo.

Un percorso unico dall’infortunio al ritorno in campo

La rete sarà coordinata dall’ASST Fatebenefratelli Sacco, con il presidio ospedaliero Luigi Sacco di Milano come centro di riferimento. Attorno a questo nodo si muoveranno altre realtà coinvolte nella sperimentazione, come l’ospedale di Sondalo e l’ASST di Lodi. Il punto non è solo concentrare competenze, ma farle dialogare.

Nel cuore operativo sono già coinvolte diverse specialità: Chirurgia, Ortopedia e Traumatologia, Cardiologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Allergologia, Fisiatria e Riabilitazione. In pratica, tutto ciò che può servire a uno sportivo che deve tornare in campo in sicurezza. L’obiettivo dichiarato è rendere il passaggio dall’evento traumatico al cosiddetto return to play più lineare, evitando interruzioni o sovrapposizioni inutili.

Per le famiglie con figli che fanno sport a livello competitivo, questo significa avere un riferimento più chiaro. Non dover ricominciare ogni volta da capo con nuove visite, nuove richieste, nuovi tempi di attesa.

Chi potrà accedere alla rete

L’accesso alla sperimentazione è riservato agli atleti tesserati con Federazioni Nazionali, Discipline Sportive Associate ed Enti di Promozione affiliati al CONI. Saranno previste agende dedicate e canali ordinari del Servizio Sanitario, con percorsi di secondo livello per gli approfondimenti specialistici e equipe multidisciplinari nei casi più complessi.

Non è un dettaglio tecnico. Per molti ragazzi e ragazze che praticano sport agonistico, la differenza la fa la rapidità con cui si arriva alla diagnosi giusta e alla terapia adeguata. E anche la continuità nel follow up, che spesso oggi dipende dalla singola struttura o dalla disponibilità del medico.

Spazio alla medicina paralimpica

Un capitolo importante riguarda la medicina paralimpica. Sono previsti percorsi specifici per atleti con disabilità, con diagnosi e riabilitazione costruite sulle loro esigenze. L’esperienza maturata a Sondalo sarà uno dei punti di forza della rete, con protocolli dedicati e competenze già consolidate.

Qui il tema non è solo sportivo. È anche sanitario e sociale. Garantire lo stesso livello di attenzione a tutti gli atleti, indipendentemente dalla disciplina o dalla condizione fisica, riduce disuguaglianze che nel tempo possono pesare.

Un progetto legato a Milano Cortina 2026

La sperimentazione si inserisce nel percorso verso Milano Cortina 2026, ma non nasce solo per rispondere all’appuntamento olimpico. Nel 2026 verranno raccolti dati su tempi di attesa, appropriatezza degli invii, efficacia clinica. Saranno numeri concreti, utili a capire se il modello funziona davvero.

Nel 2027 si valuterà se trasformare questa rete sperimentale in una struttura stabile del sistema sanitario lombardo. Molto dipenderà dai risultati e dalla capacità di mantenere standard omogenei sul territorio. Per ora è un tentativo di mettere insieme competenze che esistono già, ma che finora hanno lavorato spesso in parallelo. E per chi vive lo sport come parte centrale della propria vita, anche questo può fare la differenza.

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