I ragazzi partecipano alla vita sociale molto più di quanto spesso si racconti; lo fanno attraverso sport, associazioni culturali, iniziative ambientali e attività per i diritti.
Eppure la politica resta ai margini del loro orizzonte quotidiano. Non si tratta di disinteresse per il futuro o per i problemi collettivi; piuttosto emerge una distanza crescente dai canali istituzionali della partecipazione.
I dati più recenti mostrano un quadro chiaro; i giovani italiani sono presenti nella società civile, ma raramente nei luoghi della politica tradizionale. Una differenza che racconta molto del rapporto tra le nuove generazioni e le istituzioni.
Il fenomeno emerge con evidenza dalle rilevazioni dell’Istat; numeri che descrivono una generazione attiva ma che preferisce muoversi in contesti più concreti e immediati rispetto a quelli politici.
Un impegno sociale che coinvolge quasi un giovane su due
I dati raccolti dall’Istat nel Rapporto Bes 2024 sul benessere equo e sostenibile indicano che il 44,7% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni svolge attività di partecipazione sociale. Una quota significativa che racconta una realtà diversa da quella spesso descritta nel dibattito pubblico.
La partecipazione assume molte forme; i giovani frequentano circoli sportivi, associazioni culturali o ricreative, gruppi ecologisti e iniziative dedicate ai diritti civili o alla pace. Anche parrocchie e gruppi religiosi restano luoghi di incontro, ma il loro peso relativo è diminuito negli ultimi anni.
Con il passare dell’età la partecipazione sociale tende a ridursi; un segnale che indica quanto sia importante l’esperienza adolescenziale nel costruire relazioni e percorsi di cittadinanza attiva.
La politica resta lontana dal quotidiano dei ragazzi
Se l’impegno sociale appare diffuso, il rapporto con la politica racconta una storia diversa. Tra i 14 e i 17 anni il 63,5% dei giovani dichiara di non parlare mai di politica; tra i ragazzi di 18 e 19 anni la quota resta comunque elevata, pari al 45,8%.
Anche l’informazione politica è limitata. Solo il 16,3% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni si informa almeno una volta alla settimana; tra i giovani tra 18 e 24 anni la percentuale sale al 34,6%. Allo stesso tempo una quota rilevante dichiara di non informarsi mai: il 60,2% tra i più giovani e il 35,4% tra i ventenni.
La politica suscita curiosità in una parte dei ragazzi; raramente però riesce a generare partecipazione attiva. La distanza non nasce necessariamente da sfiducia totale, ma da una percezione di scarsa connessione tra il dibattito politico e la vita concreta delle nuove generazioni.
Dallo spazio della parrocchia ai circoli sportivi
Il cambiamento nelle forme di partecipazione emerge anche osservando i luoghi in cui i ragazzi si incontrano. Nel 2013, quando l’Istat iniziò a raccogliere questi dati, le attività promosse dalle parrocchie rappresentavano il principale punto di aggregazione. Oggi la situazione è diversa.
Secondo Miria Savioli, ricercatrice dell’Istat e tra le curatrici del Rapporto Bes, la capacità attrattiva delle parrocchie è progressivamente diminuita; al loro posto si sono affermati circoli sportivi e associazioni ricreative. Proprio lo sport rappresenta oggi il contesto più diffuso di partecipazione sociale per i giovani.
Un elemento interessante riguarda anche la ripresa dopo la pandemia. Molti indicatori di partecipazione non sono ancora tornati ai livelli precedenti al Covid; fa eccezione proprio lo sport, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua capacità di attrarre ragazzi e ragazze.
Sport, relazioni e differenze di genere
Lo sport non è soltanto attività fisica; rappresenta uno spazio di relazione e confronto tra coetanei. Come sottolinea Alessandra Tinto, anche lei tra le curatrici del Rapporto Bes, recarsi in un luogo di sport permette ai giovani di costruire relazioni e confrontarsi con gli altri.
I dati mostrano però una differenza di genere crescente. Oggi il 37,8% dei giovani maschi è iscritto a un club o circolo sportivo; tra le ragazze la quota scende al 26,8%. Negli anni precedenti questa distanza era meno evidente.
La maggiore presenza maschile nei contesti sportivi contribuisce quindi a spiegare anche la differenza nei livelli di partecipazione sociale tra ragazzi e ragazze osservata nelle rilevazioni più recenti.
Ambiente e diritti tra le cause che mobilitano di più
Quando i giovani scelgono di impegnarsi su temi pubblici lo fanno soprattutto su questioni specifiche. Ambiente, diritti civili, pace e giustizia sociale rappresentano gli ambiti che attirano maggiore attenzione.
La crescita delle iniziative ecologiche tra il 2019 e il 2020 è stata legata anche all’eco internazionale delle mobilitazioni per il clima; l’impegno di Greta Thunberg ha contribuito a rendere il tema ambientale più presente anche tra gli adolescenti italiani.
Secondo Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, non siamo di fronte a una generazione disinteressata. Al contrario, i giovani mostrano una forte sensibilità verso temi che riguardano il futuro della società.
Una crisi di riconoscimento più che di interesse
Il nodo principale non è l’assenza di partecipazione, ma la distanza dai canali tradizionali della politica. Rosina parla di una vera e propria crisi di riconoscimento; molti giovani non si ritrovano nei linguaggi e nelle modalità della politica istituzionale.
Le istituzioni vengono spesso percepite come strutture chiuse e autoreferenziali; luoghi dove l’ingresso delle nuove generazioni appare difficile. Di conseguenza i ragazzi tendono a scegliere spazi di partecipazione dove il legame tra impegno e risultati appare più diretto.
Non si tratta quindi di disillusione totale; piuttosto di una disconnessione tra aspettative e strumenti disponibili.
Il tentativo dell’Emilia Romagna di coinvolgere i giovani
Alcuni territori stanno cercando di ridurre questa distanza sperimentando nuovi strumenti di partecipazione. In Emilia Romagna è stato avviato il progetto Youz – Forum Giovani; un percorso che punta ad ascoltare le nuove generazioni e coinvolgerle nella progettazione delle politiche regionali.
Nel 2025 è stata lanciata una piattaforma di progettazione partecipata che mette in rete istituzioni, territori e giovani. L’obiettivo è costruire spazi di dialogo più accessibili e favorire un coinvolgimento reale nelle decisioni pubbliche.
Il progetto assume un significato particolare anche in vista di un appuntamento importante; Parma sarà Capitale europea dei giovani nel 2027. Un’occasione che potrebbe trasformarsi in laboratorio per sperimentare nuove forme di partecipazione.
Giovani impegnati in un’iniziativa sociale che unisce sport, ambiente e partecipazione civica - campionatistudenteschi.it






