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Rottura totale, insulti pesanti a Conte: è caos al Napoli

Antonio ConteRottura totale, insulti pesanti a Conte: è caos al Napoli - campionatistudenteschi.it (screen Youtube)

A Napoli non si respira un’aria positiva e il pareggio contro il Copenaghen non ha aiutato. Siamo arrivati agli insulti all’indirizzo di Conte.

Il Napoli non vive il momento che immaginava a inizio stagione. I numeri, prima ancora delle sensazioni, raccontano una squadra che ha rallentato in modo sensibile proprio nella fase in cui avrebbe dovuto consolidare ambizioni e certezze. In campionato la recente striscia di risultati – quattro pareggi e una sola vittoria nelle ultime uscite tra campionato e coppe – ha frenato la corsa degli azzurri, ridimensionando una candidatura al titolo che oggi appare meno solida di quanto suggerisse il progetto estivo.

Ancora più delicata è la situazione in Champions League, dove il pareggio contro il Copenaghen non è stato un semplice passo falso, ma un risultato che rischia di compromettere seriamente il passaggio del turno, obbligando il Napoli a fare calcoli e a giocarsi tutto nell’ultima gara. Il contesto non è semplice e a Castel Volturno nessuno ignora il peso specifico degli infortuni. Le assenze prolungate di Kevin De Bruyne, Frank Anguissa e Romelu Lukaku hanno tolto profondità, leadership e soluzioni offensive a una rosa costruita per reggere su più fronti. Tre pilastri fuori per gran parte della stagione non possono essere un dettaglio marginale. Tuttavia, nel giudizio complessivo, questo fattore non basta più a spiegare ogni difficoltà.

Le critiche, inevitabilmente, si sono spostate sulla gestione dell’organico, sulle rotazioni ridotte e su una linea tecnica percepita come rigida, poco incline a sperimentare o a prendersi rischi. A essere messo in discussione non è solo l’andamento recente, ma il metodo: la capacità di valorizzare l’intera rosa, di accompagnare i giovani in un percorso graduale e di costruire alternative credibili nei momenti di emergenza. Un malcontento diffuso, che ha trovato una voce particolarmente dura e diretta in quella di Mario Giuffredi, protagonista di uno sfogo che ha acceso definitivamente il confronto.

Bufera Napoli, Conte asfaltato da Giuffredi: “Non mi faccio prendere per il c**o”

Quando Mario Giuffredi decide di esporsi, lo fa senza attenuanti. Le sue parole rilasciata a CalcioNapoli24 TV non sono una semplice critica, ma un attacco frontale alla gestione di Antonio Conte, accusato di mancare di coraggio, soprattutto nel rapporto con i giovani. Il procuratore smonta il racconto secondo cui le scelte sarebbero state dettate esclusivamente dal merito, partendo dal caso Vergara: “Vergara ha giocato perché ci sono stati gli infortuni. I fatti dicono che probabilmente non avrebbe mai messo piede in campo”. Il passaggio più duro arriva quando Giuffredi respinge la filosofia espressa da Conte sul valore delle presenze: “Non mi faccio prendere per il culo da Conte. Quando dice che una partita nel Napoli vale trenta partite in B e una in Champions ne vale sessanta, dice abominevoli nefandezze”.

Antonio Conte

Bufera Napoli, Conte asfaltato da Giuffredi: “Non mi faccio prendere per il c**o” – campionatistudenteschi.it (screen Youtube)

Parole pesantissime, accompagnate da un’accusa precisa: secondo il procuratore, ragionare in questo modo significa impedire ai giocatori di crescere, perché – i calciatori hanno bisogno di un percorso, di giocare, di fare esperienza.  Nel mirino finiscono anche Marianucci e Ambrosino, definiti apertamente “ostaggi” di una gestione che non decide. Giuffredi è netto: “O sono giocatori da Napoli e allora devi avere il coraggio di metterli in campo, non uno spezzone ogni dieci anni, oppure non lo sono e vanno mandati a fare il loro percorso”. Il riferimento ai numeri è impietoso: minuti contati, presenze sporadiche, nessuna continuità reale. Non ho mai visto un giocatore fare carriera dalla panchina – aggiunge, spiegando che senza campo non può esistere valutazione.

La critica si allarga poi alla responsabilità complessiva delle scelte tecniche: “Nel Napoli non c’è una foglia che si muove senza il volere dell’allenatore. Quando si vince applaudiamo, ma quando le cose vanno male ognuno deve prendersi le proprie responsabilità”. E ancora: “Se sento certe parole mi sento preso per il culo”. Uno sfogo che va oltre il singolo caso e che mette in discussione l’intero approccio gestionale. In un Napoli già sotto pressione per risultati e obiettivi, le parole di Giuffredi aprono una frattura pubblica che difficilmente passerà inosservata. Perché quando le critiche diventano così dirette, non restano mai solo dichiarazioni: diventano un problema politico e tecnico, destinato a pesare sul presente e sul futuro della stagione.

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