Calcio

Furia a Napoli, causa persa e risarcimento: la sentenza non gli lascia scampo

Sentenza scuote NapoliLa sentenza arriva e scuote Napoli, c'é il risarcimento da pagare - campionatistudenteschi.it

Una sentenza che chiude una ferita aperta da mesi scuote Napoli, lasciando l’amaro in bocca tra danni economici e beffa finale.

Ci sono storie che, col passare del tempo, sembrano destinate a spegnersi lentamente. Tornano, invece, all’improvviso a occupare le prime pagine, riaprendo discussioni mai davvero chiuse. Questa è una di quelle. Un episodio che aveva fatto rumore, aveva diviso l’opinione pubblica e aveva coinvolto Napoli e il racconto sportivo intorno alla squadra azzurra, si è concluso ora con una sentenza che non lascia spazio a interpretazioni. Senza ombra di dubbio, quando oltre al danno arriva anche la beffa, il colpo è ancora più duro da digerire.

Tutto nasce da una vicenda che risale a circa un anno fa e che, all’epoca, fu definita da molti come il caso mediatico della settimana. Un momento televisivo diventato virale, commentato ovunque, soprattutto a Napoli, dove la sensibilità sul modo di raccontare il Napoli e la sua realtà è sempre altissima. All’inizio sembrava solo l’ennesima polemica destinata a spegnersi nel giro di pochi giorni, invece si è trasformata in una battaglia legale lunga dodici mesi, combattuta a colpi di carte bollate.

Arriva la sentenza che scuote Napoli, battaglia legale persa e risarcimento da pagare

Il cuore della questione ruota attorno al licenziamento in diretta televisiva di Manuel Parlato, giornalista napoletano, allontanato dallo studio durante una trasmissione di Sportitalia. Un gesto che aveva colpito profondamente non solo il diretto interessato, ma anche tanti colleghi e tifosi partenopei, che avevano visto in quella scena qualcosa di più di una semplice scelta aziendale. Infatti, per molti, era sembrato un attacco simbolico a un modo di raccontare Napoli e il Napoli, spesso vissuto come scomodo o controcorrente.

Da quel momento, però, la vicenda è uscita dal perimetro dello scontro mediatico per entrare in quello, molto più freddo e severo, dei tribunali. Il ricorso presentato da Parlato contro Italia Sport Communication S.r.l., la società che gestisce Sportitalia, puntava a ottenere la reintegrazione dopo il licenziamento avvenuto il 30 gennaio 2025. Un licenziamento rimasto impresso nella memoria collettiva per quella frase, pronunciata in diretta, che aveva fatto il giro del web in pochi minuti.

Manuel Parlato sentenza

Arriva la sentenza per Manuel Parlato (Foto IG @manuelparlato – campionatistudenteschi.it)

La decisione del Tribunale di Milano, però, ha ribaltato definitivamente le aspettative di chi sperava in un esito diverso. Con la sentenza numero 462 del 2026, pubblicata il 29 gennaio, il giudice del lavoro Julie Martini ha respinto integralmente il ricorso del giornalista. Secondo il Tribunale, il licenziamento è stato ritenuto legittimo e conforme alle regole, chiudendo così ogni spiraglio per una possibile reintegrazione.

Il risarcimento da pagare

Ma non è finita qui, perché quando si parla di beffa, spesso si fa riferimento proprio a ciò che è arrivato dopo. Oltre alla sconfitta sul piano giudiziario, Manuel Parlato è anche condannato al pagamento delle spese legali in favore della società, per una cifra pari a 6.000 euro, a cui si aggiungono IVA, CPA e spese generali. Un conto salato che pesa come un macigno e che rende questa vicenda ancora più amara.

A Napoli, ovviamente, la notizia ha riacceso il dibattito. C’è chi parla di una pagina triste per il giornalismo sportivo, chi invece sottolinea come la giustizia abbia semplicemente fatto il suo corso. Senza ombra di dubbio, resta la sensazione che questa storia vada oltre i singoli protagonisti e tocchi un nervo scoperto: il rapporto tra informazione, potere mediatico e libertà di espressione, soprattutto quando di mezzo c’è il Napoli e tutto ciò che lo circonda.

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